Emergenza Nord Africa
Il precipitare degli avvenimenti in Libia con l'intervento della coalizione internazionale accresce la criticità della situazione e oltre che per la sorte degli sfollati e di quanti fuggono, si teme per l’incolumità e la sicurezza di tanti civili. Accorato è stato l’appello del Santo Padre che, nell’assicurare «commossa vicinanza», ha chiesto «a Dio che un orizzonte di pace e di concordia sorga al più presto sulla Libia e sull’intera regione nordafricana».
Anche la Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha invitato tutte le comunità parrocchiali, religiose, le associazioni, i gruppi e i movimenti ecclesiali ad un particolare ricordo nella preghiera. Caritas Italiana ha lanciato un appello per una raccolta di fondi.
NEI PAESI DEL NORD AFRICA
«La nostra comunità, i lavoratori cristiani, sono ancora qui e non possiamo abbandonarli. Prego e spero che tutto questo finisca prima possibile». È quanto ci ha detto S.E. Mons. Martinelli, vescovo di Tripoli, prima che si interrompessero le comunicazioni. La Chiesa resta attiva in tutta la Libia e i religiosi italiani sono accanto alla popolazione locale. A Bengasi ad esempio le suore italiane sono 14 in 4 comunità e continuano a lavorare negli ospedali pubblici e nelle istituzioni per disabili dove erano impegnate e apprezzate anche prima, e dove alloggiano. Nessuna ha lasciato il suo posto, nella speranza che questi luoghi siano rispettati e quindi la loro incolumità sia salvaguardata.
Caritas Tunisia ha già installato un posto di accoglienza sul confine, in collaborazione con altre Caritas nazionali e in particolare con il sostegno di operatori di Caritas Libano che parlano arabo. Svolgono attività di informazione, cura e smistamento dei casi più vulnerabili, oltre che di accoglienza fraterna, nella consapevolezza che si tratta di persone traumatizzate, non solo bisognose di viveri e sicurezza. Sul confine egiziano, un altro staff aiuta anche nella distribuzione di viveri. È in arrivo anche un gruppo di operatori di Caritas Bangladesh, poiché sono migliaia i rifugiati di origine bengalese in attesa di rimpatrio. Inoltre nel Niger uno staff Caritas si è attivato, per facilitare il rientro a oltre tremila immigrati che sono riusciti ad attraversare il deserto del Sahara. Permangono infine preoccupanti interrogativi sulla sorte di molti libici, soprattutto quelli che fuggiranno da Bengasi.
A LIVELLO INTERNAZIONALE
Caritas Italiana ha lanciato un appello per una raccolta di fondi. Segue in particolare l’evolversi della situazione in Libia per facilitare appena possibile i primi interventi su entrambe le sponde del Mediterraneo. Resta in costante contatto con le Caritas dei Paesi coinvolti in questi eventi e partecipa al Policy and Legal Task Team, un gruppo di lavoro internazionale per supportare coloro che operano sul campo. Caritas Italiana resta in costante contatto con lo staff della Chiesa rimasto in Libia e ne sostiene le attività di assistenza, in particolare a favore degli immigrati, nonostante l’attuale difficoltà nei collegamenti e nel far giungere aiuti diretti. Una prima somma è stata destinata per acquisto di aiuti d’urgenza, ma i bisogni sono purtroppo destinati a moltiplicarsi.
A LIVELLO NAZIONALE
I recenti nuovi sbarchi hanno portato il numero dei migranti sull’isola a circa 5.000 presenze.
Si tratta evidentemente di una situazione esplosiva per l’accoglienza sull’isola, come sottolineato dall'arcivescovo di Agrigento, S.E. Mons. Francesco Montenegroin un accorato appello al Presidente della Repubblica.
La Caritas di Agrigento, con il sostegno di Caritas Italiana, ha attivato un presidio fisso a Lampedusa con un'operatrice che si divide tra il centro di prima accoglienza e la popolazione dell’isola in un’opera di mediazione che appare sempre più difficile anche a seguito dell’acuirsi delle proteste da parte dei lampedusani.
Circa la questione accoglienza dei nuovi arrivati, dopo la decisione di trasferire nella base di Mineo i migranti attualmente presenti nei vari Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo in tutta la penisola e di smistare al loro posto i nuovi arrivati, desta proteste e perplessità anche la decisione di allestire una tendopoli a Lampedusa, sia pure provvisoria.
Come nota positiva va detto che la scorsa settimana è giunto a Crotone un altro gruppo di eritrei evacuati dalla Libia grazie alla collaborazione fra la Chiesa libica e il governo italiano che ha proceduto materialmente al trasferimento. Anche in questo caso si tratta soprattutto di nuclei familiari.
A LIVELLO LOCALE
Caritas Italiana ha terminato il censimento delle strutture che le Caritas diocesane hanno messo a disposizione per far fronte ad un eventuale afflusso straordinario di migranti. Ad oggi sono stati individuati poco più di 2.400 posti in 93 diocesi. Il loro effettivo utilizzo dovrà essere concordato nei modi e nei tempi con il Ministero dell’Interno.
Caritas Italiana e le Caritas diocesane, mentre auspicano che tutti gli strumenti diplomatici vengano messi in atto perché si fermino gli scontri, e possano affermarsi governi democratici capaci di venire incontro alle legittime aspirazioni delle popolazioni locali di libertà e rispetto dei diritti, si preparano ad affrontare un’emergenza che l’Europa dovrà condividere. Nella consapevolezza che – unendo le forze e condividendo l’esperienza maturata in questi anni – saranno poi chiamate ad un successivo, impegnativo lavoro di ricostruzione che si dovrà affrontare in tutto il Nord Africa.
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Per sostenere gli interventi si possono inviare offerte a Caritas Diocesana Diocesi di Nardò-Gallipoli
CCP n. 11169737 specificando nella causale: "Emergenza Nord Africa 2011".


